TVCC

Un po' di storia

Tra i sistemi attivi di sicurezza i sistemi di televisione a circuito chiuso (TVCC) sono quelli che hanno sicuramente avuto i più profondi e radicali mutamenti e questo per effetto della massiccia invasione dei microprocessori nella tecnologia. In origine (e parliamo solo prima degli anni 90) le immagini erano catturate, trasmesse, visualizzate e registrate solo da dispositivi analogici. Le prime telecamere avevano un tubo di ripresa che era un parente stretto dei vecchi tubi catodici. Negli anni 90 lo sviluppo dei primi CCD (dispositivi ad accoppiamento di carica) ha permesso di ottenere telecamere con immagini nettamente migliori rispetto ai tubi ottici, parallelamente lo sviluppo dei microprocessori ha permesso di abbassare i costi e ottenere delle macchine compatte, affidabili e con un’ottima definizione di immagine. Il primo passo è quindi stato fatto nel punto di origine dell’immagine: la parte di ripresa affidata alla telecamera; la trasmissione del segnale, la registrazione e la visione veniva ancora effettuata con sistemi analogici. Man mano che i microprocessori diventavano sempre più performanti (e meno costosi) la parte digitale ha sostituito nell’ordine: la registrazione delle immagini, la visualizzazione (tramite monitor LCD) e per ultimo la trasmissione del segnale che attualmente sfrutta gli standard di trasmissione dati della rete ethernet. Oggi sarebbe anacronistico parlare di qualunque apparecchiatura che non sia digitale, in alcuni casi per i sistemi meno complessi l’unica parte che conserva ancora la tecnologia analogica è la trasmissione del segnale video. I sistemi di TVCC hanno subito la stessa sorte dei sistemi informatici: aumento esponenziale delle prestazioni e drastici abbassamenti di prezzi di anno in anno. Sistemi che fino a pochi anni fa erano appannaggio solo di aeroporti, grossi siti industriali, aree militari, oggi sono (quasi) alla portata di tutti. Occorre infine valutare attentamente la regolamentazione relativa alla privacy per non incorrere in sanzioni da parte del garante.

Scopo dei sistemi TVCC

I sistemi di televisione a circuito chiuso servono per monitorare le attività in un’area più o meno grande e convogliare le immagini in modo tale che un operatore con poche semplici operazioni possa avere sotto mano l’intera situazione sia in tempo reale sia tramite le immagini registrate.

Le classi di apparecchiature che servono a tale scopo si possono suddividere in:

  1. Sistemi di ripresa – telecamere e obiettivi
  2. Sistemi di trasmissione immagini
  3. Sistemi di registrazione immagini
Sistemi di ripresa - Telecamere

La telecamera è una apparecchiatura che è in grado di convertire una immagine in un segnale video (analogico o digitale) e trasmetterlo tramite un supporto. Il supporto può essere fisico (cavo) o non fisico (onde radio). Le telecamere sono formate da un CCD (sensore che converte la luce in segnale video) e da tutta una elettronica di corredo che provvede a migliorare l’immagine acquisita.

I parametri tipici di una telecamera (tramite i quali è possibile fare confronti) sono:

  1. Sensibilità alla luce
  2. Definizione dell’immagine ( numero di pixel)
  3. Velocità di trasferimento immagini (tipicamente 25 immagini al secondo)
  4. Controllo del controluce
  5. Pilotaggio di ottiche con diaframma automatico
  6. Telecamere a colori e in bianco e nero
  7. Telecamere Day and night

Vediamo rapidamente queste caratteristiche.

Sensibilità alla luce
La grandezza di riferimento si chiama lux ed è un indice di illuminamento. Più una telecamera è sensibile e meno lux sono sufficienti per ottenere una buona immagine. Le elettroniche più efficienti possono raggiungere sensibilità di 0,001 lux (praticamente vedono al buio). Occorre tenere presente che per ottenere una immagine buona (senza troppo “rumore”elettronico) bisognerebbe riuscire a illuminare la scena con almeno 5 volte il numero di lux della sensibilità della telecamera. Telecamere normali a colori possono avere sensibilità di 2 lux (o superiori) il che significa che “vedono” bene solo in condizione di luce diurna.

Definizione dell’immagine
Una volta questo parametro si misurava in linee TV, con l’uscita di scena dei tubi ottici questo parametro stà rapidamente cadendo in disuso (si usa ancora, ma più per tradizione) ed è stato sostituito dal numero di pixel del CCD come per le normali macchine fotografiche. Il pixel è la più piccola unità in grado di convertire i fotoni in segnale elettrico, più pixel sono presenti del CCD e più l’immagine è definita. Sensori normali hanno una matrice di circa 500×582 mentre sensori più sofisticati hanno matrici di 752×582. Si stanno rapidamente affacciando sul mercato telecamere che hanno sensori a megapixel (milioni di pixel) come ad esempio matrici 1600×1200 (2Mpixel). Anche se questi valori appaiono bassi rispetto a quelli che si possono riscontrare in fotografia (sensori da 8 o 10Mpixel) bisogna considerare che le telecamere devono trasmettere 25 immagini al secondo!

Velocità di trasferimento delle immagini
Un filmato che ci appare in movimento è formato da una rapida successione di immagini statiche (foto). In un normale televisore le immagini si susseguono ad un ritmo di 25 semiquadri al secondo. Il semiquadro è in pratica metà immagine (formato da righe alterne che formano la mia foto). Due semiquadri proiettati uno dopo l’altro mi danno la sensazione di vedere l’immagine completa, pertanto 25 semiquadri equivale a dire 12 immagini al secondo. Questa è la velocità tipica dei sistemi video ed è anche la velocità di trasmissione del segnale in forma analogica. Per motivi dipendenti dal sistema di trasmissione, o dalla telecamera la velocità di trasferimento immagini può calare. La scelta della velocità di trasferimento dipende dall’utilizzo del sistema TVCC: se devo monitorare un piazzale di parcheggio bastano poche immagini al secondo, se invece devo monitorare della folla in movimento (esempio negli aeroporti) è necessaria la massima velocità possibile per evitare di “perdere” dei movimenti che potrebbero risultare importanti ai fini di un indagine o di controlli antiterrorismo.

Controllo del controluce
Le telecamere normali misurano la luce massima che incide sul sensore e di conseguenza regolano il diaframma dell’obiettivo (se c’è) oppure regolano il taglio elettronico (shutter elettronico) per evitare di rimanere abbagliate. L’effetto che si ottiene in condizioni di controluce è che la parte dell’immagine in ombra viene fortemente penalizzata e in certi casi diventa illeggibile (completamente scura o nera). Alcune telecamere hanno dei dispositivi per cui riescono a trattare le zone in luce e quelle in ombra in modi differenti e ottimizzare l’immagine che non risulta più lineare come risposta, ma tutta l’immagine risulta visibile e ben compensata.

Pilotaggio di ottiche con diaframma
Per controllare la quantità di luce che incide sul CCD esistono due metodi: quello classico è di chiudere un diaframma interposto tra la lente e il sensore (come per le macchine fotografiche) altrimenti si “taglia” il segnale ricevuto dal sensore in un tempo brevissimo. Il secondo sistema è efficiente se non ci sono grandi differenze di illuminazione, comunque l’elettronica riesce a raggiungere velocità di “taglio” dell’ordine di 1/100.000 di secondo. Il primo sistema è sicuramente il migliore,ma comporta l’ausilio di un motore (pilotato dalla telecamera) che comandi il diaframma dell’obiettivo.

Telecamere a colori o in bianco e nero
Può apparire strano parlare di immagini in bianco e nero, ma in realtà prima degli anni 90 il problema non si poneva: le telecamere erano solo in bianco e nero (a meno di non spendere cifre esorbitanti), e anche i sistemi di registrazione erano in bianco e nero. I primi CCD erano comunque monocromatici. Attualmente si utilizzano CCD sia monocromatici sia a colori, ma il monocromatico rimarrà nettamente superiore al colore sia come qualità che come sensibilità. Bisogna considerare questo: un CCD è formato da tanti piccolissimi elementi (pixel) uno a fianco all’altro il pixel è sensibile solo all’intensità luminosa (non al colore). Per ottenere il colore occorre usare tre pixel vicini ciascuno filtrato per il colore primario (rosso, verde e blu), quindi per avere il colore sono costretto ad utilizzare tre pixel al posto di uno solo. Ecco perché l’immagine a colori a parità di CCD è sempre meno definita di quella in bianco e nero. Inoltre per avere il colore occorre una intensità luminosa molto maggiore di quella per avere una immagine monocromatica (basta pensare a come funzionano i nostri occhi che al di sotto di un certo limite di illuminazione non vedono più i colori) una buona visione a colori richiede almeno 2 lux mentre un’ottima visione in bianco e nero richiede meno di 0,02 lux. Infine i CCD in bianco e nero sono sensibili anche nella banda vicina dell’infrarosso quindi illuminando la scena con luce infrarossa (invisibile agli occhi umani) la telecamera in bianco e nero vede perfettamente. Rimane il fatto che la visione a colori è più naturale per il nostro occhio e ci permette di distinguere e riconoscere forme e oggetti anche grazie ai colori ( in definitiva una immagine a colori contiene più informazioni di una monocromatica).

Telecamere day and night
L’imbarazzo della scelta tra telecamera a colori per avere più informazioni dall’immagine e quelle in bianco e nero per avere più nitidezza e più sensibilità in scarse condizioni luminose o sotto illuminazione infrarossa è stato risolto ancora una volta dall’elettronica di ultima generazione. Oggi sono disponibili delle telecamere chiamate day and night perché sono in grado di funzionare di giorno a colori e di notte in bianco e nero. Quando il livello di luminosità scende al di sotto di un certo limite utile per la visione a colori la telecamera passa in modalità bianco e nero. Durante il passaggio occorre risolvere un problema: il punto di messa a fuoco delle immagini a colori è differente da quello delle immagini in bianco e nero (soprattutto in presenza di sorgenti infrarosse). Per ovviare al problema le telecamere migliori interpongono tra la lente e il sensore un filtro infrarosso per aggiustare il fuoco dell’immagine.

Sistemi di ripresa - Obiettivi

L’obiettivo è un oggetto che tramite un insieme di lenti e (di solito) un diaframma focalizza l’immagine sul sensore CCD della telecamera.

Dai più semplici ai più elaborati gli obiettivi si dividono:

  1. Obiettivi focale fissa e diaframma fisso: sono obiettivi in cui il campo visivo è determinato dalle lenti e il diaframma si regola manualmente al momento dell’installazione. Le variazioni di luce vengono compensate dal taglio elettronico sul CCD.
  2. Obiettivi a focale fissa e diaframma automatico: il campo di ripresa è sempre fissato dalle lenti, ma le variazioni di luce vengono compensate dalla chiusura del diaframma dell’obiettivo.
  3. Obiettivi varifocali e diaframma automatico: in questo caso il sistema di lenti permette manualmente di scegliere l’inquadratura secondo le possibilità dello zoom manuale.
  4. Obiettivi zoom e diaframma automatico: in questo caso lo zoom può essere regolato da remoto e ottenere l’inquadratura a seconda della necessità dell’operatore.
  5. Lenti asferiche. Sono lenti particolari molto luminose che eliminano il difetto dell’aberrazione sui bordi dell’obiettivo.
Sistemi di trasmissione dell'immagine

Possiamo suddividere le tecnologie di trasmissione in:

  1. Trasmissione su supporto fisico : cavi coassiali, supporto in rame, fibra ottica, reti ethernet.
  2. Trasmissione via radio di tipo analogico
  3. Trasmissione via radio di tipo digitale

Trasmissioni su supporto fisico

Cavi coassiali
Il cavo coassiale è una specie di cavo d’antenna adatto per supportare trasmissione di segnali in alta frequenza. Per i sistemi video più semplici l’uso del cavo coassiale è in assoluto la soluzione più economica e la qualità del segnale è molto buona. I limiti del cavo coassiale sono: un cavo porta solo un segnale video (pertanto occorre un cavo per ciascuna telecamera), il cavo è di dimensioni cospicue e inoltre abbastanza rigido (risulta piuttosto scomodo da posare), non può trasportare il segnale video per più di 500-600 metri senza risentire di perdite di qualità dell’immagine, infine le giunte e le connessioni del cavo comportano l‘utilizzo di connettori costosi.

Supporti in rame
Con supporti in rame vogliamo indicare varie tipologie di cavi non di tipo coassiale. Scelto il cavo si può sempre inventare una tecnologia che permetta di trasmettere segnale su quel tipo di supporto. Il supporto che attualmente riscuote il maggiore successo è il cavo tipico delle reti informatiche. È formato da coppie di fili di rame intrecciati a due a due tra loro (sul tipo del cavo telefonico). Con la tecnologia attuale si è in grado di trasmettere un segnale video attraverso una coppia di fili. Un tipico cavo di rete LAN chiamato UTP contiene 4 coppie e pertanto è in grado di trasportare fino a 4 segnali di altrettante telecamere. Il vantaggio è evidente, per controparte la trasmissione del segnale video può avvenire solo se il segnale viene opportunamente convertito in una forma adatta per la trasmissione su questo supporto e quindi in testa (telecamera) e in coda (monitor) del cavo occorre installare dei trasduttori. Questi trasduttori però sono in grado di trasmettere un segnale fino a 1.600 metri di distanza (un bel vantaggio rispetto ai 600 metri del cavo coassiale).

Fibra ottica
La fibra ottica è un supporto di materiale trasparente chiuso in una guaina che permette di trasmettere un impulso luminoso da un capo all’altro del cavo. Un cavo di solito è composto da molte fibre ottiche (che sono molto sottili) e quindi un singolo cavo può portare i segnali di molte telecamere. I connettori anche in questo caso sono costosi e richiedono una installazione molto precisa, occorrono ovviamente trasduttori in grado di convertire il segnale elettrico in impulsi luminosi, ma a parte questo il limite di trasmissione di un segnale su fibra ottica è assolutamente imbattibile e può raggiungere anche qualche decina di kilometri.

Reti ethernet
La trasmissione dei segnali digitali ha risolto qualunque problema di portata (centinaia o migliaia di kilometri non rappresentano più nessun problema) perché i segnali digitali possono essere rigenerati senza perdere informazioni come invece succede per i segnali analogici. Le immagini digitalizzate e compresse perdono inevitabilmente delle informazioni, ma la tecnologia è tale che questo può rappresentare un difetto solo per sistemi veramente economici.

Trasmissioni via radio di tipo analogico
Dove non è possibile la stesura di un supporto fisico per la trasmissione del segnale è necessaria una trasmissione via radio. I sistemi più semplici sono formati da un trasmettitore e da un ricevitore radio che devono “vedersi” tra loro o vedere ciascuno un ripetitore di segnale. Senza entrare nel merito delle tecnologie radio le uniche cose da dire sono che il segnale radio può essere soggetto a disturbi che possono peggiorarlo, alterarlo o distruggerlo. ciò significa che posso essere soggetto a perdere informazioni che non possono venire recuperate perché una volta trasmesse vengono “dimenticate”. Rimangono comunque sistemi abbastanza affidabili e poco costosi.

Trasmissioni via radio di tipo digitale
La tecnologia d’avanguardia ci permette di utilizzare sistemi di trasmissione radio ridondanti che sfruttando i sistemi di trasmissione delle reti riescono a non perdere informazioni in caso che un disturbo radio danneggi alcuni dati. Si tratta in questo caso di installare dei trasmettitori radio Wi-Fi che agiscono sia come trasmettitore per le proprie telecamere, sia come ripetitori di segnale per gli altri trasmettitori, inoltre questi oggetti funzionano anche da router in modo da instradare le informazioni e cambiare l’instradamento nel caso di un problema di trasmissione. In pratica l’immagine viene scomposta in pacchetti digitali che vengono trasmessi, se chi li riceve trova un pacchetto danneggiato lo richiede nuovamente e il successivo pacchetto può fare la stessa strada del precedente oppure cambiare strada per ovviare al problema che ha danneggiato il pacchetto originario. In questo modo non si perdono più i dati.

Sistemi di registrazione

Fino a qualche anno fa la registrazione delle immagini avveniva esclusivamente su nastro magnetico . Attualmente i videoregistratori che utilizzano il nastro magnetico stanno scomparendo sostituiti da registratori digitali che utilizzano prevalentemente degli hard disk di grande capacità.

Penso che quasi tutti possiedano o abbiano visto un videoregistratore a cassetta.

Le limitazioni di questo tipo di macchina sono:

Qualità di registrazione limitata a una definizione compresa tra 350 linee e 450 linee TV a seconda dello standard utilizzato (VHS normale o super VHS)

Il sistema di registrazione è sequenziale, cosa che implica che per rivedere un certo momento devo riavvolgere il nastro per una lunghezza proporzionale al tempo trascorso. A meno di utilizzare macchine che possano farlo in automatico, la ricerca è un’operazione piuttosto tediosa. Lunghezza limitata di una videocassetta. Questo forse è l’aspetto più limitante di questo tipo di sistema. Le cassette VHS standard durano fino a 3ore (180 minuti) se la registrazione viene effettuata in tempo reale (12,5 quadri al secondo). La durata della registrazione su un’unica cassetta può essere aumentata se si utilizza un sistema chiamato time-lapse, in pratica si tratta di registrare una serie di “istantanee” separate tra loro da un certo periodo di tempo. Se per esempio su una videocassetta registro una immagine ogni 13 secondi la cassetta dura fino a 960 ore!! I videoregistratori più performanti avevano la possibilità di scegliere la durata della cassetta tra 3,6, 12, 24, 48, 96, 360 e 960 ore Al termine il nastro poteva essere sostituito o essere riavvolto e ricominciare da capo.

Ma tutto questo è preistoria

Con l’utilizzo della digitalizzazione delle immagini e la loro registrazione su supporti tipo hard disk cha sfruttano accessi non sequenziali tutte le limitazioni dei sistemi su videocassetta sono stati superati: La qualità di registrazione può essere migliorata a piacimento, la ricerca delle immagini avviene in un istante perché sono in grado di puntare direttamente ad un ora precisa e visionare il filmato, sfruttando più hard disk ottengo una registrazione di durata dipendente dalle mie necessità e non dalle limitazioni del sistema.

Attenzione però! Tutto quello che abbiamo detto è vero, ma i sistemi molto potenti sono anche estremamente costosi. Attualmente quando si parla di registratori digitali si rischia di fare molta confusione. Il termine “registratore digitale” in sé ha veramente poco significato dal momento che posso trovare un videoregistratore digitale da 16 ingressi video a un certo prezzo per poi rendermi conto che esiste un’altra macchina che costa fino a 8 volte di più (e non è uno scherzo). In origine il “registratore” era un oggetto che prendeva le immagini e le registrava su un supporto.

E basta! Tutte le funzioni di ricerca delle immagini registrate erano delegate all’utilizzatore finale. Ora i microprocessori fanno per noi un sacco di cose: non solo registrano, ma ricercano, analizzano, comparano, correlano eventi, scambiano dati,… la potenza la velocità e la precisione con cui queste ed altre operazioni vengono svolte costituiscono le caratteristiche della macchina comunemente chiamata videoregistratore digitale.

Di seguito sono elencate le caratteristiche principali delle macchine attualmente in commercio; l’elenco è stato messo in ordine considerando prima le funzioni più comuni per poi inserire via via funzioni sempre più peculiari che poco hanno a che vedere con la semplice videoregistrazione, ma che sono caratterizzate da una analisi delle immagini accumulate

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Sistemi di digitalizzazione e compressione immagini

Digitalizzare significa convertire un segnale di tipo analogico in un insieme di simboli binari che possa essere elaborato da un processore. Il processo di digitalizzazione provoca inevitabilmente una perdita di informazioni dell’immagine originale. Per fare un esempio comune pensiamo un attimo alle fotografie. Una fotografia fatta con una buona macchina su pellicola può essere ingrandita praticamente senza limite e ottenere sempre degli ottimi dettagli. Una foto scattata con un’ottima macchina digitale (per esempio un sensore da 10 Mpixel) rimane buona fino ad un certo tipo di ingrandimento e poi si cominciano a vedere i pixel che non sono altro che il risultato del processo di digitalizzazione dell’immagine. Dove prima ci potevano essere dei dettagli ora c’è un pixel che anche se viene ulteriormente ingrandito non porta nessuna informazione ulteriore. Quindi abbiamo una prima perdita di informazioni con la digitalizzazione e una seconda perdita di informazioni con la compressione dell’immagine digitalizzata. Non è che ci vogliamo fare del male, ma una immagine digitalizzata è normalmente un oggetto troppo grosso e pesante (in termini digitali) per essere elaborato con velocità sufficiente dai processori, quindi si preferisce comprimere i dati in base alla potenza di calcolo del processore utilizzato. Pensiamo ancora una volta alla fotografia una immagine ripresa dal sensore di prima (10Mpixel) se non venisse compressa “peserebbe” 10 Mbyte! Invece quando viene immagazzinata nella memoria dalle macchina “pesa” mediamente dai 2 ai 3 Mbyte, il che significa che è stata compressa circa 3 o 4 volte. Per una macchina fotografica il problema si ferma qui, non sarebbe nemmeno un problema il fatto di non comprimere le immagini , significherebbe solo potere mettere meno foto in una scheda di memoria, ma un videoregistratore ha un problema in più: deve elaborare delle immagini in movimento che fluiscono a una velocità equivalente a 12 scatti al secondo! Qui la velocità del processore diventa il fattore determinante alla scelta del tipo di compressione da dare all’immagine. Processori poco performanti riescono a lavorare solo con immagini ridotte a dimensioni 320×240 pixel (definito immagine CIF) le macchine più performanti lavorano con il formato 740×480 pixel (formato 4 CIF) mentre macchine speciali riescono a lavorare con immagini in mega pixel 2000×1500 pixel.o.

Multicanali

Il canale video è la via fisica dove fluiscono le immagini raccolte da una telecamera. Attualmente si possono trovare videoregistratori digitali a uno, quattro, otto (o nove), dodici, sedici e trentadue canali video (esistono anche macchine in grado di registrare un numero qualunque di canali, ma sono dei sistemi complessi). Le immagini dei canali video vengono registrate tutte contemporaneamente. La potenza del processore determina il numero massimo di immagini che possono venire elaborate e registrate nell’unità di tempo. Se per esempio un videoregistratore da 16 canali registra al massimo 200 immagini al secondo significa che ciascuna telecamera può essere registrata in tempo reale (12,5 immagini al secondo).o.

Multioperatività

In origine con i videoregistratori a nastro le immagini potevano essere o registrate o visionate. Se il nastro era imegnato per la registrazione non lo poteva essere per la visione e viceversa. Ora invece con la tecnologia degli hard Disk è possibile registrare le immagini e in contemporanea visionare delle immagini già registrate. Questa operazione è possibile se la velocità del processore è sufficiente a elaborare contemporaneamente sia le immagini in ingresso da registrare sia quelle in uscita da visualizzare. Le macchine più semplici sono costrette a fermare la registrazione per potere visionare le immagini, mentre quelle più potenti sono in grado di registrare, visualizzare, trasmettere immagini tutto contemporaneamente..

Modalità di ricerca

La tecnologia di registrazione su Hard Disk permette con l’accesso diretto di puntare esattamente ad un determinato fotogramma istantaneamente. Questo significa che posso avere accesso alle immagini registrate in una determinata ora di un determinato giorno immediatamente, basta impostare data e ora e il videoregistratore si posiziona immediatamente su quell’immagine. Non sempre però sono a conoscenza del momento in cui è avvenuto un certo evento, ecco quindi che la ricerca potrebbe essere complicata se non si disponesse di strumenti adatti che sono disponibili a secondo della potenza della macchina utilizzata. Le possibilità di ricerca di una immagine dal sistema più banale a quello più sofisticato sono: – ricerca per data e ora (immissione diretta da parte dell’utente) seguita da una ricerca manuale (visiva) utilizzando avanzamento e inversione veloce. – ricerca per miniature. La macchina mostra sullo schermo delle miniature di immagini a istanti successivi una a fianco all’altra, l’intervallo di tempo può essere selezionato. In questo modo in una unica schermata si hanno molte immagini a intervalli di tempo uguali che mostrano in una sola volta una certa situazione temporale. – ricerca di movimento sulle registrazioni. Questa è una caratteristica delle macchine più potenti. La macchina esegue in pratica il lavoro che svolge di solito l’operatore: analizza i fotogrammi registrati di una telecamera ricercando un movimento in una posizione che noi gli indichiamo. Ogni volta che trova una corrispondenza ce la mostra

Metodi di indicizzazione

Esistono anche dei metodi che permettono di “marcare” una certa registrazione in modo da rendere più facile la ricerca in seguito. Alcuni registratori dispongono di ingressi di allarme. Facciamo conto che vogliamo vedere solo chi passa da una certa porta: potrei mettere un contatto sulla porta che dà un allarme al videoregistratore ogni volta che la porta viene aperta. Il videoregistratore in questo modo registra solo un breve periodo di tempo dopo l’allarme inquadrando e registrando il passaggio. Tutte queste informazioni sono catalogate in una lista in cui sono elencati per data e ora tutti i transiti dalla porta, basta allora puntare su uno di essi per avere le immagini relative. Activity detection: i videoregistratori di fascia media sono in grado di analizzare le immagini e stabilire se nell’immagine c’è movimento oppure no. Solo le immagini che contengono movimento vengono marcate e registrate. Anche in questo caso viene fatta una lista cui l’operatore può puntare direttamente per verificare il movimento in una certa situazione.

Motion director

l motion detector è un algoritmo che cerca di stabilire se all’interno di una immagine c’è un movimento. Questa operazione è più complicata di quello che si può pensare perché l’immagine è un oggetto bidimensionale formato da pixel. Un modo che abbiamo per sapere se c’è un movimento è quello di valutare se alcuni pixel subiscono variazioni di colore, ma questo non è un criterio sufficiente perché anche un cambio improvviso di illuminazione può essere percepito come movimento. Sono stati progettati tanti algoritmi per cercare di tenere conto di tutto quello che in una immagine provoca una variazione dei pixel ma non corrisponde a movimento. Più un software è sofisticato e meglio raggiunge lo scopo, ma conseguentemente si alza il prezzo della macchina. Inoltre i motion detector da esterno che sono di gran lunga i più sofisticati sono oggetti che richiedono una lunga (alcuni giorni) e accurata programmazione in base al luogo da proteggere.

Analisi speciali delle immagini

Lo sviluppo di motion detector sempre più sofisticati e il parallelo potenziarsi delle capacità di calcolo dei processori ha permesso di sviluppare anche delle funzioni speciali: Tracking : il tracking è la capacità del software a identificare un oggetto in movimento, tracciarne lo spostamento e in alcuni casi prevedere la traiettoria. Due telecamere che eseguono il tracking di un oggetto sono in grado di pilotare una telecamera mobile che insegue il soggetto in movimento ed è in grado di ottenere una immagine con un dettaglio molto migliore. Più è potente il processore è più oggetti contemporaneamente possono essere inseguiti e tracciati.

Funzioni museali (rimozione oggetti): supponiamo di avere un quadro puntato da una telecamera. L’immagine del quadro sarà totale o parziale a seconda che ci siano o meno visitatori in transito oppure fermi davanti al quadro. Viene accettato che il quadro sia parzialmente occultato, ma se l’occultamento diviene totale (il che equivale a non ritrovare l’immagine del quadro nella posizione originale) scatta un allarme.

Abbandono di oggetti: l’algoritmo opposto (se vogliamo) di quello della funzione museale è il riconoscimento di un oggetto che viene lasciato in una posizione dove prima non vi era nulla. Funzione di vitale importanza per gli aeroporti dove una valigia abbandonata potrebbe contenere ordigni esplosivi. Riconoscimento di oggetti specifici. Esistono algoritmi in grado di “scovare” degli oggetti specifici all’interno di una immagine o di un filmato. Per esempio identificare solo le persone che si muovono e non le autovetture oppure il contrario. Terminiamo qui. Ci sarebbe da scrivere un trattato, la microelettronica non conosce soste né confini, mentre vengono scritte queste righe un analista programmatore stà elaborando chissà quale diavoleria.